In breve
- Il decreto ingiuntivo richiede un credito liquido ed esigibile fondato su una prova scritta (art. 633 c.p.c.).
- Va notificato entro sessanta giorni dalla pronuncia; il debitore ha quaranta giorni per proporre opposizione.
- Nelle materie soggette a mediazione obbligatoria, in caso di opposizione è il creditore a doverla avviare (art. 5-bis D.Lgs. 28/2010).
Il decreto ingiuntivo è lo strumento più utilizzato per il recupero giudiziale dei crediti documentati. Consente al creditore di ottenere un ordine di pagamento dal giudice in tempi contenuti, senza un processo ordinario iniziale: il contraddittorio con il debitore è solo eventuale e successivo.
I presupposti
Si può chiedere un decreto ingiuntivo per un credito che abbia a oggetto una somma di denaro liquida — cioè determinata nel suo ammontare — ed esigibile, oppure una determinata quantità di cose fungibili o la consegna di una cosa mobile determinata, purché del diritto si dia prova scritta (art. 633 c.p.c.). Sono prova scritta, ad esempio, contratti e riconoscimenti di debito; per i crediti dell'imprenditore relativi a forniture di merci o prestazioni di servizi possono esserlo anche gli estratti autentici delle scritture contabili (art. 634 c.p.c.).
Dal ricorso alla notifica
Il ricorso è depositato dal creditore, di norma tramite un avvocato, al giudice competente, che decide sulla base dei soli documenti. Se accoglie la domanda, emette il decreto con cui ingiunge al debitore di pagare entro quaranta giorni, avvertendolo che nello stesso termine può proporre opposizione (art. 641 c.p.c.).
Il decreto deve essere notificato al debitore entro sessanta giorni dalla pronuncia, novanta se la notifica va eseguita all'estero; in mancanza, perde efficacia (art. 644 c.p.c.).
La provvisoria esecuzione
In alcuni casi il giudice può dichiarare il decreto immediatamente esecutivo, senza attendere il decorso dei quaranta giorni: ad esempio quando il credito è fondato su cambiale, assegno o atto ricevuto da notaio, oppure quando vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo (art. 642 c.p.c.). In questi casi il creditore può procedere subito con l'esecuzione forzata.
Se il debitore non si oppone
Se l'opposizione non è proposta nel termine, il giudice, su istanza del creditore, dichiara il decreto esecutivo (art. 647 c.p.c.). Il decreto diventa così un titolo esecutivo sul quale il creditore può fondare l'atto di precetto e, se il pagamento non arriva, l'esecuzione forzata: pignoramento di beni, di crediti o di somme presso terzi.
Se il debitore si oppone: il ruolo della mediazione
Con l'opposizione si apre un giudizio ordinario, in cui il debitore può far valere le proprie contestazioni e il creditore deve dimostrare il fondamento della pretesa. Il giudice può concedere la provvisoria esecuzione del decreto opposto se l'opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione (art. 648 c.p.c.), oppure sospenderla quando ricorrono gravi motivi (art. 649 c.p.c.).
Quando la materia rientra tra quelle per cui la mediazione è condizione di procedibilità — ad esempio contratti bancari, finanziari e assicurativi, locazione, condominio — dalla riforma del 2022 l'onere di avviarla grava sulla parte che ha chiesto il decreto, non su quella che si oppone (art. 5-bis D.Lgs. 28/2010, introdotto dal D.Lgs. 149/2022). Se la mediazione non viene esperita, il giudice dichiara improcedibile la domanda proposta con il ricorso, revoca il decreto opposto e provvede sulle spese: un passaggio da tenere presente fin dall'inizio.
Domande frequenti
Quanto tempo ha il debitore per opporsi?
Quaranta giorni dalla notifica del decreto (art. 641 c.p.c.). Il termine può essere ridotto o aumentato dal giudice in presenza di giusti motivi, entro i limiti previsti dalla legge.
È necessario inviare una diffida prima di chiedere il decreto ingiuntivo?
La legge non la richiede come condizione del ricorso. Una lettera di messa in mora resta però utile: costituisce in mora il debitore (art. 1219 c.c.), interrompe la prescrizione (art. 2943 c.c.) e in molti casi consente di definire la posizione senza ricorrere al giudice.
Ottenere il decreto significa recuperare il credito?
Non necessariamente. Il decreto è un titolo che consente di agire esecutivamente, ma l'effettivo recupero dipende anche dalla situazione patrimoniale del debitore e dai beni su cui è possibile procedere.
N.B. Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non costituiscono consulenza legale su un caso specifico. L'effettivo recupero di un credito dipende dalle circostanze concrete, dalla documentazione disponibile e dalla situazione patrimoniale del debitore: nessun contenuto di questo articolo può essere inteso come promessa o garanzia di risultato.
Area di riferimento: Recupero Crediti.


