Percorso di tutela

Voglio essere tutelato

Assistenza a chi subisce diffamazione, minacce o molestie online, e a chi desidera capire quali strumenti la legge mette a disposizione prima che una situazione simile si presenti.

  • Art. 595 c.p.
  • Art. 612 c.p.
  • Art. 612-bis c.p.

Le condotte più frequenti

Diffamazione, minacce, atti persecutori

Tre condotte distinte, ciascuna con una propria disciplina penale e strumenti di tutela specifici.

Diffamazione — art. 595 c.p.

Si configura quando la reputazione di una persona viene lesa attraverso comunicazioni rivolte a terzi, in sua assenza. Se commessa tramite piattaforme digitali, la pena è aumentata. Lo Studio valuta la raccolta delle prove, la diffida e, quando ricorrono i presupposti, la querela e l'azione risarcitoria.

Minacce — art. 612 c.p.

Minacciare un male ingiusto è punito già nella sua manifestazione più lieve. Se veicolate tramite social network, gruppi privati o messaggistica, la condotta può presentare profili aggravati che richiedono una valutazione tempestiva.

Atti persecutori — art. 612-bis c.p.

Condotte reiterate di molestia o minaccia che cagionano un perdurante stato di ansia o timore possono integrare il reato di stalking, con pene da uno a sei anni e sei mesi. Lo Studio affianca l'assistito nella raccolta e conservazione delle prove digitali fin dal primo contatto.

Come procedo

Il percorso, passo per passo

01

Ascolto e analisi

Lo Studio raccoglie la situazione nel dettaglio — i contenuti, le piattaforme coinvolte, l'impatto sulla vita personale e professionale dell'assistito — e verifica che le prove digitali siano acquisite correttamente.

02

Valutazione degli strumenti disponibili

In base ai fatti, lo Studio indica gli strumenti applicabili al caso: diffida, querela, azione risarcitoria, oppure una combinazione di questi.

03

Avvio dell'azione scelta

Lo Studio avvia l'attività concordata e tiene aggiornato l'assistito a ogni passaggio rilevante, adattando la strategia se la situazione lo richiede.

F.A.Q.

Domande frequenti

Mi stanno insultando online. Qual è la prima cosa da fare?

Non rispondere d'impulso e non cancellare nulla: la priorità è conservare le prove — screenshot completi di data, ora, profilo dell'autore, link ai contenuti. Successivamente è possibile valutare insieme la gravità della situazione e gli strumenti più adatti.

Conviene rispondere pubblicamente a chi mi attacca?

Nella maggior parte dei casi no: una risposta a caldo può alimentare la diffusione del contenuto lesivo e, in alcuni casi, indebolire la posizione dell'interessato in un'eventuale sede giudiziale. Valutare se, come e quando rispondere fa parte della strategia di tutela.

L'autore è anonimo o usa un profilo falso. Posso fare qualcosa?

Sì. L'anonimato online è quasi sempre apparente: attraverso gli strumenti previsti dalla legge è possibile richiedere alle piattaforme e all'autorità giudiziaria i dati necessari a identificare l'autore. È un passaggio tecnico che va gestito correttamente fin dall'inizio.

Quanto tempo ho per agire?

Dipende dalla condotta. Per i reati procedibili a querela di parte, come la diffamazione, il termine è di norma di tre mesi dalla conoscenza del fatto. Sul piano civile i termini sono più ampi, ma agire tempestivamente resta comunque opportuno: le prove digitali possono disperdersi rapidamente.

Non ho ancora subito attacchi: ha senso muoversi prima?

Sì. Una valutazione preventiva può riguardare il monitoraggio della propria presenza online e la definizione di procedure chiare su come reagire in caso di attacco, così da poter agire più rapidamente se la situazione si presenta.

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